Una finestra sul parco archeologico, per sentirsi parte della storia.
01 Gallery
02 Servizi
Servizi principali disponibili su richiesta o da confermare.
03 Il palazzo
Tra pietre romane, torri medievali e architetture più recenti, qui si può letteralmente abitare al centro della storia di Milano.

Nel cuore della Milano più antica, Via Brisa si trova in un luogo dove quasi duemila anni di storia convivono a pochi passi l’uno dall’altro. Qui sorgeva il grande Palazzo Imperiale di Mediolanum, costruito quando Milano è stata capitale dell’Impero Romano d’Occidente (286 – 402 d.C.) e di cui restano oggi poche, ma importanti tracce archeologiche.
Ma il fascino storico di questo luogo non si ferma qui: la Torre dei Gorani racconta la Milano medievale, mentre Palazzo Moriggia, progettato da Giuseppe Piermarini, racconta delle famiglie nobiliari del Settecento e la storica Pasticceria Marchesi, nata nel 1824, evoca la dolce vita milanese.
E poi, quasi inaspettatamente, la storia lascia spazio alla contemporaneità: il nuovo Palazzo Gorani, realizzato tra il 2011 e il 2016 dallo studio Cecchi & Lima Architetti Associati, ha ridisegnato l’area creando un inedito spazio pubblico attorno alla torre e mettendo in relazione architetture contemporanee, rovine romane e preesistenze medievali.
Abitare in Via Brisa significa così trovarsi nel punto d’incontro fra la Milano romana, quella medievale, la città dei palazzi settecenteschi e la metropoli contemporanea: una storia che, qui, non è racchiusa in un museo, ma affiora direttamente sotto gli occhi.


04 L'appartamento
Un appartamento, raccolto e silenzioso, in cui una semplice finestra si trasforma in un punto di osservazione privilegiato sulla storia della città.
Gli interni dell’appartamento giocano sul contrasto tra memoria e contemporaneità: le travi lignee originali, la muratura in mattoni a vista e il parquet a spina di pesce conservano il carattere autentico dell’edificio; gli arredi di design, la cucina dalle linee pulite e i dettagli neri introducono un linguaggio contemporaneo e misurato.
Ma è la vista a dare all’appartamento il suo carattere più particolare: affacciarsi alla finestra significa trovarsi davanti, ogni giorno, a una stratificazione di secoli. Le rovine romane, immerse nel verde e circondate dagli edifici della Milano moderna, diventano parte integrante del paesaggio domestico, rendendo questo appartamento un piccolo spazio privato da cui osservare, quasi in silenzio, la città che cambia attraverso il tempo.
05 Le opere d’arte
S-t (Senza titolo), 2023
Olio su carta, 71 × 62 cm
Rubén Guerrero (Utrera, Siviglia, 1976) è uno dei principali esponenti dell’astrazione spagnola contemporanea. Dopo gli studi all’Università di Belle Arti di Siviglia, ha sviluppato una ricerca incentrata sul rapporto tra pittura, materia e costruzione dello spazio, esponendo in numerose istituzioni e gallerie internazionali. Il suo lavoro si colloca nel solco della tradizione dell’astrazione geometrica e post-minimalista, ma se ne distingue per un approccio estremamente fisico al colore: ogni segno è il risultato di un gesto ponderato, in cui la pittura diventa al tempo stesso superficie, oggetto e struttura.
In quest’opera Guerrero riduce il linguaggio pittorico ai suoi elementi essenziali. Su un fondo chiaro e quasi impalpabile si dispongono poche bande di colore – azzurro, rosa, ocra e bruno – che si sovrappongono senza fondersi, come travi di una costruzione provvisoria. La composizione appare rigorosa, ma non rigida: ogni elemento sembra cercare una posizione stabile, pur mantenendo un senso di precarietà. È proprio questa tensione, tra equilibrio e instabilità, a costituire il fulcro dell’opera.
Milano, 2009
Tecnica mista su carta, 38 × 28 cm
Mihailo Beli Karanović (Serbia, 1980) ha iniziato a studiare tecniche pittoriche a dieci anni, nello studio di un noto artista serbo, e a ventun anni si è trasferito in Italia per frequentare Belle Arti all’Accademia di Brera di Milano. Oggi vive e lavora tra Belgrado e Milano, dipinge da oltre trent’anni e alla pittura affianca sculture realizzate con materiali di recupero. Il suo lavoro, dedicato soprattutto a paesaggi urbani e ritratti, fonde concetti contemporanei e pittura tradizionale: nella produzione più recente affianca citazioni di volti rinascimentali e barocchi a elementi botanici contemporanei, con una pittura costruita per stesure successive e una tavolozza deliberatamente limitata.
In Milano, opera giovanile del 2009, Karanović costruisce la città per frammenti. Su un fondo di carta segnato da velature grigio-azzurre e macchie ocra, una griglia di sottili linee bianche divide la composizione in quattro riquadri, come una finestra affacciata sul paesaggio urbano: tra i riquadri compaiono alcuni luoghi simbolo della città, dalle Colonne di San Lorenzo alla Galleria Vittorio Emanuele II e a Porta Ticinese, resi con un tratto rapido e luminoso. Bande nere perforate chiudono la scena in alto e in basso, quasi a evocare una pellicola o un nastro di appunti, mentre righe di scrittura corsiva, appena leggibili, attraversano il foglio in una memoria stratificata di Milano.
Sidewalk, Paris, 1929
Stampa alla gelatina ai sali d’argento
André Kertész (Budapest, 1894 – New York, 1985) è stato uno dei grandi maestri della fotografia del Novecento. Iniziò a fotografare nel 1912, mentre si preparava a una carriera in ambito finanziario, e nel 1925 si trasferì a Parigi, dove lavorò come fotografo freelance per riviste europee e frequentò gli artisti dell’epoca. Nel 1928 acquistò una Leica e il suo lavoro per le strade di Parigi ebbe un’influenza enorme: univa l’interesse fotogiornalistico per il movimento e il gesto a una rigorosa attenzione per le forme astratte, e fu un riferimento per Henri Cartier-Bresson, Robert Capa e Brassaï. Nel 1936 emigrò a New York, dove attraversò anni difficili lavorando per riviste (per House & Garden dal 1947 al 1962). Lasciato il lavoro editoriale nel 1962, si dedicò alla ricerca personale e negli anni Settanta si affermò come figura di primo piano della fotografia d’arte. Ricevette una Guggenheim Fellowship e fu ammesso alla Legion d’Onore francese.
In Sidewalk, Paris del 1929, Kertész fotografa lo scintillio dell’acqua che scorre a bordo marciapiede e ne fa un’immagine quasi astratta. L’inquadratura verticale, dall’alto e senza orizzonte, appiattisce lo spazio in una sequenza di superfici: a sinistra le lastre grigie e opache del marciapiede, a destra il selciato di piccoli elementi regolari, nel mezzo, a separarli, la diagonale del rivolo d’acqua che, increspato e attraversato dalla luce, si trasforma in una fitta trama di riflessi bianchi e ombre che ramificano sulla pavimentazione.
Untitled (from As long as the Sun lasts), 2025
Stampa Fine Art su carta Hahnemühle Photo Rag Baryta
Erica Bardi (Napoli, 1998) si è formata in pittura e fotografia all’Accademia di Belle Arti di Brera e in fotografia al Cfp Bauer di Milano; nel 2025 ha trascorso un semestre alla Hochschule für Grafik und Buchkunst di Lipsia. La sua ricerca fotografica unisce una dimensione materiale a una editoriale e affronta temi legati all’ambiente e alla crisi climatica. Ha vinto il Liquida Grant nel 2023 e nel 2024 e nel 2025 ha pubblicato l’artist book As long as the Sun lasts con Chippendale Studio.
Quest’opera fa parte del libro d’artista As long as the Sun lasts, pubblicato nel 2025 con Chippendale Studio: un progetto sviluppato tra il 2023 e il 2026 che nasce da un periodo di oscillazioni tra intorpidimento e trabocco emotivo. L’artista si identifica con le comete, di cui riproduce un frammento, che alternano lunghi periodi di stasi a esplosioni di attività a seconda della distanza dal sole: finché il sole esiste, la cometa, e con lei l’artista, può risvegliarsi e restare viva.
Untitled (Senza titolo), 2018
Olio su tela
Carmen Jiménez Suero (Badajoz, Spagna, 1990) si è formata alla Facultad de Bellas Artes della Universitat Politècnica de València, dove nel 2014 ha conseguito il Master in Producción Artística con una ricerca dedicata al rapporto tra pittura, gesto e grafica.
La sua ricerca si concentra sulla pittura astratta e sul gesto pittorico, esplorando il confine tra segno, materia e spazio. Il suo percorso è caratterizzato da una progressiva riduzione dell’immagine, nella quale il gesto e le tracce lasciate sulla superficie acquistano un valore autonomo.
Seppur ancora giovane, Jiménez Suero ha già ottenuto diversi riconoscimenti in concorsi e premi dedicati alla pittura contemporanea: nel 2014 ha ricevuto il Premio de Pintura Segundo Vicente per il progetto Espacios de Actuación, nel 2015 è stata premiata per la pittura al concorso JABA con l’opera Morfemas e nel 2018 è stata selezionata tra i dieci giovani artisti di CALL 20, il programma di ricerca dell’arte emergente della Galería Luis Adelantado di Valencia.
In quest’opera, Jiménez Suero costruisce una superficie quasi monocroma, dominata da bianchi, azzurri e grigi, sulla quale affiorano piccole tracce di colore e segni scuri. A prima vista l’immagine può ricordare un paesaggio rarefatto, una superficie d’acqua o un frammento atmosferico; tuttavia, ogni possibile riferimento figurativo rimane volutamente incerto.
Il fondo chiaro tende a dissolvere la composizione, mentre i piccoli segni – brevi pennellate, graffi, macchie e addensamenti cromatici – emergono come residui di qualcosa che sembra essere stato dipinto, cancellato e nuovamente ricercato: è proprio il gesto a diventare, infatti, il vero soggetto dell’opera.
Le opere fanno parte della collezione privata che abita l’appartamento.
06 Posizione
Via Brisa affianca i resti del Palazzo Imperiale romano, fra Corso Magenta e Cordusio: una posizione centralissima e silenziosa, a pochi minuti da San Maurizio al Monastero Maggiore, dalle Cinque Vie e dal Duomo.
Indirizzo esatto e istruzioni di accesso vengono comunicati dopo la conferma della richiesta.
Sposta la mappa con due dita.
07 Richiesta
Compila i dati essenziali del tuo soggiorno. Ti risponderemo via WhatsApp o email con disponibilità, dettagli e condizioni.